IL METODO MCKENZIE

(Metodo di Diagnosi e Terapia Meccanica)

La metodologia McKenzie è un metodo conservativo di valutazione e trattamento dei disturbi meccanici della colonna vertebrale. Concetto cardine per l’approccio McKenzie è che la maggior parte dei dolori vertebrali abbiano un’origine di natura meccanica, cioè conseguenza di posture scorrette che il paziente mantiene o di movimenti ripetuti che esegue.

Componenti fondamentali della metodica sono:

  1. Diagnosi meccanica: la diagnosi si raggiunge attraverso un’accurata anamnesi e l’analisi dell’effetto di movimenti ripetuti e di posizioni mantenute sul quadro doloroso del paziente. L’approccio McKenzie classifica i pazienti in tre sindromi, sulla base del meccanismo di produzione del dolore.
  2. Trattamento meccanico: progressione di forze meccaniche che inizia con le posizioni ed i movimenti propri del paziente (forze auto-generate) e, quando necessario, prosegue con sovrapressioni e mobilizzazioni eseguite dal terapista.
  3. Prevenzione delle recidive o profilassi: educazione del paziente ad effettuare delle modifiche comportamentali (ad esempio della postura da seduti) ed a continuare con gli esercizi di auto trattamento.

Le tre sindromi McKenzie:

  1. Sindrome posturale: I sintomi sono prodotti solo dal mantenimento prolungato della posizione, che provoca la deformazione meccanica dei tessuti molli di sostegno, probabilmente legamentosi. Non vi è patologia. Il dolore percepito è semplicemente un meccanismo di avvertimento del tessuto.
  2. Sindrome da disfunzione: i movimenti ripetuti producono un dolore a fine arco di movimento che è localizzato al rachide, tranne nel caso di radice nervosa aderente. Il dolore non cambia localizzazione e la condizione non migliora nè peggiora velocemente. Il modello teorico è quello di un tessuto fibroso accorciato per adattamento o per cicatrice (in seguito ad un meccanismo di riparazione) che viene stirato a fine arco di movimento.
  3. Sindrome da derangement: i movimenti ripetuti modificano la localizzazione ed il comportamento del dolore. Il dolore è avvertito frequentemente durante il movimento. Si verifica centralizzazione (il dolore che origina dal rachide si sposta dalla periferia verso la linea mediana della colonna) e periferalizzazione (spostamento progressivo dei sintomi e del dolore dalla linea mediana verso la periferia) del dolore. Il modello teorico è che sia uno spostamento interno dei tessuti molli al centro del disco intervertebrale a provocare il dolore e la perdita della funzione.

Come il tratto lombare e lombo-sacrale, anche il RACHIDE CERVICALE è spesso soggetto a tensioni dolorose, acute e molto invalidanti per il paziente. Il metodo Mckenzie prevede, anche per il tratto cervicale, gli stessi principi elencati precedentemente:

  • un’accurata valutazione delle modalità di insorgenza del dolore, della sua localizzazione e del tipo di dolore,
  • nella fase di trattamento si insegna il controllo della postura mirato essenzialmente al mantenimento/ripristino della corretta postura sia del tratto cervicale che, soprattutto, del rachide lombosacrale,
  • esercizi specifici per ripristinare la mobilità fisiologica del rachide cervicale. Sono esercizi molto semplici, che possono essere eseguiti tranquillamente anche sul posto di lavoro o a casa. Fondamentale è la loro ripetizione più volte durante l’arco della giornata, con lo scopo proprio di interrompere ed evitare posture scorrette prolungate.

Il controllo della posizione del collo è la condizione indispensabile e principale, poiché quasi sempre il dolore insorge quando assumiamo posizioni non fisiologiche. Una postura non corretta provoca retroversione del bacino e riduzione della lordosi lombare, con conseguente inevitabile protrusione della testa in avanti. Importante anche il controllo della postura del rachide cervicale durante l’attività lavorativa (computer, telefono) e a letto durante la notte (cuscino idoneo).

La fase della profilassi inizia quando il dolore è scomparso o si riesce a tenerlo sotto controllo con pochi esercizi. Per non perdere quanto raggiunto con le attenzioni posturali e gli esercizi, occorre continuare ad avere cura del proprio collo, ripetendo anche poche volte al giorno l’ultimo esercizio utilizzato per eliminare il dolore.

Purtroppo molti pazienti smettono di prendersi cura del proprio collo al cessare del dolore, ma è un errore.

Anche il MAL DI TESTA può avere come possibile causa un disturbo meccanico delle strutture della colonna cervicale.

Di solito il dolore è avvertito alla base dell’occipite e nell’area circostante, ma può estendersi alle zone temporali e frontali, meno frequentemente a livello del viso e delle orbite. Di solito è simmetrico nella zona occipitale, più frequentemente unilaterale nelle altre zone. A volte alcuni pazienti riferiscono che il loro mal di testa è comparso insieme ad altri sintomi che coinvolgono la zona cervicale, le spalle o addirittura le braccia.

Un’altra caratteristica del mal di testa è che è intermittente e che è quasi sempre condizionato dalla postura, raramente dai movimenti. Molti pazienti riferiscono che la loro postura provocativa è la posizione seduta prolungata, particolarmente durante la guida ed il lavoro alla scrivania; molto probabilmente con la colonna cervicale mantenuta in protrusione e scarso controllo della lordosi nel tratto lombare. Spesso, anche se dolenti, i pazienti non manifestano alcuna limitazione nei movimenti della colonna cervicale.

Nei pazienti che riferiscono di svegliarsi al mattino con il mal di testa (senza altre cause), con ogni probabilità è la postura che assumono durante la notte a determinare i sintomi.